Parrocchia - Riflessioni

Le 12 colonne della Chiesa

Pietro prima dell'incontro con Gesù si chiamava Simone ed era stato seguace del Battista; era nato a Betsaida ed era sposato con una donna di Cafarnao. Costante è la sua presenza vicino a Gesù, primario è il suo ruolo nei giorni seguenti la Pentecoste. Presiede la elezione di Mattia, è voce autorevole nel Concilio di Gerusalemme nell'anno 50. ha presieduto la chiesa di Antiochia di Siria e poi quella di Roma dove fu martirizzato nell'anno 67, crocifisso con il capo all'ingiù.

Franco Gallini

Nel vangelo troviamo almeno 25 racconti di guarigione di ammalati di varia natura. Oggi, in particolare è il tumore che incute paura per le difficoltà delle cure. Franco Gallini aveva capito ben presto che vivere il vangelo significa curare e confortare soprattutto gli ammalati di tumore.

Noi popolo di Dio

Siamo la 'stirpe eletta', cioè oggetto di un'attenzione particolare da parte di Dio. Non si tratta di un 'privilegio' che esclude gli altri, che ci dà il diritto di guardarli dall'alto in basso. Attraverso di noi, infatti, Dio vuole raggiungere ogni uomo e ogni donna, di ogni tempo e di ogni luogo. Egli ci chiama ad essere suoi collaboratori, ci affida una missione, un compito delicato: fare dell'umanità la sua famiglia, trasfigurata dal suo amore.

Il pastore e la porta

C'è una domanda che dobbiamo porci per capire la metafora evangelica del Pastore, ed è questa: da chi ci lasciamo guidare?
- Da quello che leggiamo sul nostro giornale, quello che interpreta al meglio quello che pensiamo, la nostra visione del mondo?
- Da quello che intendiamo alla radio o alla televisione?
- Da quello che osserviamo attorno a noi perché, alla fin fine, 'così fan tutti'?
- Dai nostri interessi, dai nostri vantaggi, che diventano la bussola sicura per ogni decisione da prendere?

Non abbiate paura

È il messaggio che giunge alle donne esterrefatte quando trovano il sepolcro vuoto. Paura di che cosa? Di chi?

Servire la vita

“Servire la vita” è il tema della “Giornata per la vita” che quest'anno si celebra il 3 febbraio. Da trent’anni la Chiesa italiana dedica una giornata, la prima domenica di febbraio, alla “vi­ta”. La dedica, in particolare, a quella appena sbocciata. Tanto piccola, indifesa, ancora muta e invisibile, che, se non ricono­sciuta, rischia di venire calpe­stata dalle preoccupazioni, dalle paure, dagli interessi degli adul­ti.

Tempo di auguri

Maghi e maghetti, in questi giorni, si fanno concorrenza per prevedere il futuro, ma noi sappiamo che il futuro è nelle mani di Dio, e nessuno di noi lo conosce. Anzi, non siamo certi neppure di quello che potremo e non potremo fare in futuro. È interessante osservare come la lingua inglese non conosce i verbi al tempo futuro. Per dire: “Domani andrò a lavorare”, dicono: “Ho (adesso) la volontà di andare domani a lavorare”.

Non lasciatevi ingannare

Tre anni fa, commentando la raccomandazione di Gesù: “Guardatevi di non lasciarvi ingannare”, così scrivevamo: “Ingannare da che cosa?

Pregare sempre

L'invito del Vangelo è perentorio: non smettere mai di pregare. Anche per vincere la stanchezza, sempre incombente. Così lascia intuire la parabola del giudice pigro: la stanchezza serpeggia nella comunità perseguitata cui l’evangelista si rivolge. Ed incombe pure sulle nostre comu­nità di oggi, non direttamente perseguitate e tuttavia esposte ad un logorìo estenuante, alla sfiducia, alla rassegnazione.

Gratitudine nella salute e nella malattia

Francesco d’Assisi invi­tava i suoi fratelli a ripetere spesso questa espressione: “Restituiamo al Signore Dio tutti i beni, perché tutti sono suoi e di tutti rendiamo grazie perché procedono tutti da lui”. Non c’è niente che non abbiamo ricevuto da Dio. Restituire e ridonare a Dio ciò che egli ci ha donato è professare la fede in lui come Creatore, è esercitare il sacerdozio cosmico proprio dei battezza­ti.