4° Trofeo delle Frazioni

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Sabato 8 aprile 2006 in località PREVAL (S. Floriano) si è svolta la quarta edizione della gara di pesca alla trota in laghetto tra le frazioni del Comune di San Giovanni al Natisone valida appunto per il "4° Trofeo delle Frazioni, Comune di San Giovanni al Natisone". E' stata favorevole la bella giornata di sole, ma l'acqua si presentava sporca causa le numerose pioggie e preannunciava una gara insidiosa. Le trote non avevano infatti nessuna voglia di abboccare. Ma comunque la gara si è svolta in un bel clima di allegria con un gradito pubblico giunto da tutte le frazioni. Per il terzo anno il trofeo è andato a Dolegnano, merito di un affiatato gruppo di garisti. Sfortunata invece l' APS Medeuzza che si è vista soffiare il secondo posto per pochi grammi dalla CPS "La Brava" di Villanova dello Judrio. Il quarto posto è andato all' APS "I Pellicani" di San Giovanni. Da segnalare il secondo posto assoluto individuale di Bevilacqua Gabriele di Medeuzza che la vigilia della gara aveva appunto annunciato "Questo è un appuntamento importante. Voglio fare bella figura, vedrete: ho preso il mulinello nuovo e ho affilato gli ami!!!". Alla trattoria "Al Portico" di Villanova si sono svolte le premiazioni e si è festeggiato con una buona pastasciutta e un buon taj. ARRIVEDERCI ALLA PROSSIMA EDIZIONE!

Gara Alpina

Anche quest'anno i pescatori alpini dell' A.P.S. Medeuzza si sono portati a casa il primo trofeo e parecchie medaglie d'oro durante la consueta gara alpina presso il laghetto “Al Salice” di Villesse, svoltasi la scorsa domenica 19 marzo 2006 e organizzata dal gruppo ANA di Ruda. Risultati ottenuti : - Prima società classificata - Due primi e un secondo di settore (di cui un primo assoluto e un primo alpino assoluto) - Numerosi altri buoni piazzamenti.

San Leonardo e altri protettori

Protettore della chiesa di Medeuzza è San Leonardo Abate; ecco qualche dato essenziale riguardo alla sua vita. Nato nel 494 nella odierna S. Leonard-de-Noblac. presso Limoges, nel centro della Francia, fu discepolo di Remigio, vescovo di Reims. Di famiglia nobile abbandonò la vita di corte e visse da monaco nella pace del suo eremo; molti discepoli lo seguirono. Si dedicò all’assistenza dei bisognosi e dei pellegrini, e alla liberazione dei carcerati. Il suo culto si diffuse in Italia in seguito alla venuta dei Franchi, tra il X e il XIII secolo; la festa è fissata il 6 novembre, giorno della sua morte. Viene raffigurato con il vestito dei monaci benedettini con in mano il bastone pastorale degli abati, il libro della regola benedettina e con le catene. È il protettore dei carcerati, dei prigionieri, delle partorienti, dei fabbri ferrai, dei facchini, dei minatori, dei giardinieri, dei fruttivendoli, dei venditori di formaggio burro e uova, dei cavalli, degli obesi e dei pazzi; è invocato in particolare contro la grandine e contro i briganti e ladroni. Sono 82 i paesi che portano il suo nome e 699 le chiese a lui dedicate.

Oltre a san Leonardo, numerosi altri testimoni della fede cristiana sono stati venerati e invocati a Medeuzza nei suoi quasi mille anni di vita. Ecco un elenco accertato da documenti storici o dalla presenza di reliquie o di statue. In primis naturalmente Maria di Nazaret, madre di Dio. Seguono in ordine di comparizione del loro culto nella pietà popolare del posto:

 

Santa Margherita di Antiochia
San Gallo di Irlanda
Santa Lucia da Siracusa
Santa Apollonia di Alessandria
Sant' Ignazio di Antiochia
San Bovo, protettore degli animali
San Pietro apostolo
Santa Giustina da Padova
San Rocco da Montpellier
Sant' Antonio da Padova
San Biagio da Sebaste
Santa Eurosia di Jaca

Bilancio finanziario 2005

E' stato approvato il bilancio finanziario del 2005.

Risveglio sotto la neve

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Abbondante nevicata questa mattina a Medeuzza, che si è protratta sino alle ore 10:30 circa. Il manto nevoso misura quasi 10 cm. Notevole la bellezza del paesaggio e lo spessore del manto nevoso. Buon divertimento a chi è in ferie!

Villotta in "medeuzzese"

In un libro del 1876 di Angelo Arboit, intitolato "Villotte friulane", compare una villotta, a detta dell'autore, scritta in "medeuzzese", senza titolo. Potrebbe essere veramente una villotta di Medeuzza. Se qualcuno la riconoscesse, ne ricordasse la melodia o avesse altre informazioni, può scrivere a info@medeuzza.it. Ne pubblichiamo qui di seguito il contenuto.

La globalizzazione, quella buona e quella cattiva

Alvarez Alexander, Bertha Maria, Luis Carmelo, Ignacio Sosa, Marita Mendosa, Maria Eugenia Aramayo, Eliseo Oliva, Magdalena Flores, Jesus Anez, Anna Maria Ordiz: non sono i nomi di una squadra di calcio, magari sudamericana, sono i nomi di 10 bambini e bambine (presto saranno 12), che lo scorso 10 febbraio hanno ripreso la scuola in Bolivia, nella Parrocchia di San Carlos dove opera Don Arturo. Li vediamo con i loro amici, mentre giocano, nelle foto che recentemente Don Arturo ci ha inviato e che sono esposte sulla porta della chiesa.

Cavalieri Alati della Grande Guerra

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Il 24 maggio 1915, l’Italia iniziava le sue ostilità con l’Austria-Ungheria e Medeuzza, situata a ridosso del confine e circondata da una zona favorevolissima all’atterraggio di aerei, visse una pagina di storia che ricordava le antiche tenzoni cavalleresche. Qui, infatti, venne creato sin dal giugno 1915 un campo d’aviazione che rimase intensamente operativo fino alla disfatta di Caporetto e che inizialmente ospitò il Comando dell’unico Gruppo Aviazione per l’Artiglieria -agli ordini del Maggiore (poi Tenente Colonnello) Amedeo de Siebert- dal quale dipendevano le 5 squadriglie di stanza nei campi di Medeuzza, Oleis e Gonars e che venne trasferito a Oleis alla fine di quell’anno. Il 2 luglio 1915, giorno in cui il campo venne bombardato senza danni dagli austriaci, qui erano di stanza la 1.a e la 2.a Squadriglia per l’Artiglieria; il compito di queste unità appena nate, e che volavano rispettivamente su 6 biplani Caudron e su 6 instabili monoplani Macchi-Parasol, consisteva nell’osservazione e nella ricognizione finalizzate a dirigere i tiri delle nostre artiglierie sugli obiettivi nemici individuati e ampiamente fotografati.

Le immagini del tempo

Note storiche tratte dal libro di Carlo Dorligh e Ferruccio Tassin. Medeuzza, dal nome di donna latino Meteia, o diminutivo di Medea, sorge non lontano dai resti di una villa rustica con annessa necropoli di epoca romana. Il nome del paese ricorre per la prima volta (per ora) nel 1303, in un legato con cui un certo Sansone da Chiopris impegna le rendite di un suo podere “situm in vico di Midiuze” (sito nel paese di Medeuzza) per la celebrazione della messa nell’anniversario della propria morte. La chiesa del paese era dedicata a Santa Margherita, San Leonardo e San Gallo, tutti e tre santi benedettini. Nel tardo medioevo, l’abbazia della Beligna (Aquileia) e gli Strassoldo possedevano terreni e rendite a Medeuzza (o Mydiuça). I terreni vanno da un valore molto scarso a un valore discreto, producono frumento, avena, segala, fave, miglio e uva. Con la fine dello stato medioevale del patriarcato (1420), Medeuzza diventa terra di confine e assieme alle ville di Nogaredo e Viscone si trova dipendente da Chiopris, sempre però nell’ambito dell’antica pieve di Trivignano di cui facevano parte da sempre.

Don Angelo Zoratti

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Come lo ricorda l'architetto Ivo Scagliarini nel trigesimo della sua morte. Don Angelo Zoratti, classe 1909, è morto il 7 agosto scorso. Svolse la sua attività pastorale a Medeuzza, dal 1938 aI 1959, dove era stato cappellano del parroco di San Giovanni e poi pastore della nuova parrocchia. Fu poi parroco a Chiasiellis dal 1959 al 1995. Consumò gli ultimi anni di vita nella sua casa di origine, a San Lorenzo di Sedegliano, da pensionato povero, celebrando quotidianamente la Messa all’altare della sua camera e pregando in silenzio. Lo conobbi a Medeuzza; non fui suo parrocchiano; abitavo nel paese vicino, a Chiopris. Nel trentesimo giorno del suo “dies natalis” colgo l’occasione per dedicare un ricordo a questo prete schivo e sconosciuto. Statura imponente, corporatura asciutta avvolta nella tonaca svolazzante, volto ossuto, capelli a spazzola, occhi di un azzurro chiaro come il cielo, sguardo penetrante e le mani…di bosso, grandi come due pale da mulino, nodose, forti, di eredità genetica contadina. Due mani indimenticabili, uniche: affiora il ricordo sfumato di quando si alzavano per benedirmi, da “enfant terribile”, a richiesta di mia madre che indicandomi chiedeva: “al’è tant trist; sior capelan che i dei une benedizion!“.

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